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Riccardo d’Aquino: Il minimo intervento nel restauro

Riccardo d’Aquino: Il minimo intervento nel restauro

Riccardo d’Aquino: Il minimo intervento nel restauro: reintegrazione della antica pavimentazione della Cappella di S. Stefano d'Ungheria nella Basilica di S. Stefano Rotondo in Roma


The concept and the practice of minimal intervention is what allows for the modern-day enjoyment of a piece of our historical heritage and its artistic value, without modifying those architectural principles that are recognisable in the archetype, i.e. through a project that links the asset up with its history. Inside the Basilica of S. Stefano Rotondo, built between 460 and 470, there is a marble mosaic floor with irregular polychrome tiles, in the original position. The repairs carried out on the floor have been planned in such a way as to maintain the original design. The basic principle applied is to render the floor generally usable again, without altering the archaeological elements and helping to consolidate the original parts in situ: to recover an overall design that is able, starting from the surviving fragments that are to be left on show and added as a functional element to the modern flooring, to transmit an idea of the ancient layout and the rhythms with which it was created, by recovering the underlying “structure” and recreating its allure.


Il concetto e la pratica del minimo intervento è ciò che consente la fruizione anche moderna di un bene storico, dei suoi spazi e della sua valenza artistica, senza alterare quei principi architettonici riconoscibili nell’archetipo ovvero producendo un progetto di relazioni con il manufatto e la sua storia antecedente. All'interno della Basilica di S. Stefano Rotondo, edificata afra gli anni '60 e '70 del V secolo, è attestato un pavimento in mosaico marmoreo a tessere irregolari policrome, nella sua posizione originaria. La reintegrazione del pavimento ha previsto il mantenimento del disegno originario. Il principio base è quello del recupero di una funzionalità generale senza alterare i caratteri archeologici e contribuendo al consolidamento delle parti originali in situ: recuperare un disegno complessivo che, a partire dai frammenti superstiti da lasciare in vista e da integrare – non come meri reperti – nel moderno pavimento, suggerisse le antiche ripartizioni e gli antichi ritmi, recuperando la “struttura” sottesa a tale forma e attivandone le suggestioni.