Arkos Press
Arkos Scienza e Restauro

Manuel Vaquero Piñeiro: La produzione di calce nella campagna romana in età moderna

Manuel Vaquero Piñeiro: La produzione di calce nella campagna romana in età moderna

Manuel Vaquero Piñeiro: La produzione di calce nella campagna romana in età moderna: materiali e aspetti organizzativi


The major construction works that characterised the Renaissance marked a turning point for lime production in Rome. From the 15th century onwards, intense activity in the sector took place in the area around the city, in order to meet the needs of the numerous building projects under way, with particular emphasis on those activities linked to the production of lime, so much so that the lime kilns became a widespread, distinctive feature of large areas of the countryside immediately surrounding the city. While during the Middle Ages lime mortar was mostly obtained using blocks of marble taken from ancient buildings, this traditional system of supply was later gradually abandoned, both as a result of the humanistic culture intent on safeguarding the traces of the past and of the rise in demand. During the modern age, the presence of lime kilns within the city walls was forbidden by municipal legislation, and thus lime production became a rural phenomenon, taking on particular importance in a number of specific areas, for example next to the Tivoli quarries, where
travertine chips were used as raw materials in a growing number of kilns. The plain near Tivoli attracted a concentration of specialised workers from other regions, while the rivers (the Tiber and the Aniene) proved to be of fundamental importance in organising the transport of the material to the building yards in the city. As is demonstrated by the case of Tivoli (where a dynamic class of merchants and entrepreneurs sprang up thanks to the opportunities offered by the growing urban market), behind the management of the lime kilns was a complex set of circumstances, the analysis of which allows us to reconstruct the economic context that led to the growth of the construction industry.

Con l’apertura dei grandi cantieri rinascimentali, a Roma la produzione della calce conobbe una svolta decisiva. A partire dal XV secolo il territorio circostante la città fu oggetto di un intenso processo di sfruttamento, in funzione delle esigenze dei numerosi cantieri edilizi. In particolare, le attività legate alla produzione della calce acquistarono notevole importanza, al punto che il ciclo produttivo collegato al funzionamento dei forni da calce finì per contraddistinguere ampi settori della campagna suburbana. Se durante il Medioevo predominò la pratica di ottenere calcina utilizzando i blocchi di marmo prelevati dagli edifici antichi, in seguito tanto la cultura umanistica - rivolta alla salvaguardia delle vestigia del passato - quanto, soprattutto, l’aumento della domanda determinarono il graduale abbandono dei tradizionali sistemi di approvvigionamento. Nel corso dell’età moderna, la legislazione municipale vietò l’esistenza di forni da calce all’interno del recinto urbano: di conseguenza, la produzione della calce divenne un fenomeno rurale, acquisendo grande rilevanza in alcune aree, come ad esempio a ridosso delle cave di Tivoli, dove si verificò la diffusione di impianti che utilizzavano come materia prima le scaglie di travertino. Nella pianura vicina a Tivoli si concentrò una manodopera specializzata proveniente da altre regioni, mentre i corsi fluviali (Tevere e Aniene) si dimostrarono di fondamentale importanza nell’organizzazione del trasporto del materiale fino ai cantieri cittadini. Come dimostra il caso delle fornaci di Tivoli, riconducibili a un dinamico ceto di mercanti-imprenditori cresciuto sulla scia dell’espansivo mercato cittadino, dietro la gestione dei forni da calce si nascondeva una realtà assai articolata, analizzando la quale è possibile ricostruire il contesto economico della crescita edilizia.