Stefano Gizzi: Rovine e paesaggio. Il trattamento architettonico dei ruderi
Stefano Gizzi: Rovine e paesaggio. Il trattamento architettonico dei ruderi
Stefano Gizzi: Rovine e paesaggio. Il trattamento architettonico dei ruderi
The nexus between landscape and ruins, with its inherent fragility, is examined in relation to the treatment that architects, since the 18th century, have been able to offer regarding the facies presented by constructions reduced to ruins. Precisely because of the greater vulnerability ruins present, each individual petition, requirement or assessment of a technical nature necessarily has an irreversible impact on the definition of the formal aspects and their physical consistency. It is, of course, a different story if the approach to the ruin is a romantic/literary one (Goethe, Burke), where it is imagined as immersed in a process that involves an inevitable return to nature, in which we are not entitled to intervene (Ruskin); or if it is seen from the point of view of someone who should in any case be responsible for Transmitting the full force of its most distinctive expressions. This is valid not only for the material aspects, but also for the aesthetic, figurative, symbolic and psychological aspects. All of this connects with the particular landscape situation of a site such as Crapolla, in which issues linked to the safeguarding of an extraordinary environmental and territorial context converge with others linked to the question of restoration and to the potential reintegration of fragments of walls and other fragmentary architectures, “spontaneous” or otherwise, to be developed through the search for appropriate functions, linked to a proper, astute recovery of the pathways of memory.
Il connubio tra paesaggio e rovine, nella sua insita fragilità, viene esaminato in relazione al trattamento che gli architetti, a partire dal ‘Settecento, hanno saputo offrire riguardo alla presentazione della facies dei manufatti ridotti allo stato di rudere. Proprio per la natura maggiormente vulnerabile di questi ultimi, ogni istanza, esigenza o valutazione di carattere tecnico incide necessariamente e irreversibilmente sulla definizione degli aspetti formali e della loro consistenza fisica. Il discorso è ovviamente differente se ci si accosta alla rovina sotto un profilo romantico-letterario (Goethe, Burke), immaginandola immersa in un processo di inevitabile ritorno alla natura, ove non abbiamo diritto di intervenire (Ruskin), oppure, invece, dal punto di vista di chi comunque dovrebbe essere preposto a trasmettere l’intera carica delle sue espressioni più caratterizzanti. Ciò sia riguardo agli aspetti materiali, sia rispetto a quelli estetici, figurativi, simbolici e psicologici. Tutto questo si lega alla particolare situazione paesaggistica di un sito come Crapolla, ove convergono tematiche correlate alla salvaguardia di uno straordinario contesto ambientale e territoriale con quelle connesse alle questione del restauro e della possibile reintegrazione di lacerti murari e di architetture frammentarie, «spontanee» e non, da valorizzare attraverso la ricerca di funzioni appropriate, connesse ad un opportuno ed oculato recupero dei sentieri della memoria.

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