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Daniela Pinna, Anna Maria Lega, Valentina Mazzotti: Monitoraggio e manutenzione di manufatti ceramici situati all’aperto

Daniela Pinna, Anna Maria Lega, Valentina Mazzotti: Monitoraggio e manutenzione di manufatti ceramici situati all’aperto

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Daniela Pinna, Anna Maria Lega, Valentina Mazzotti: Monitoraggio e manutenzione di manufatti ceramici situati all’aperto: gli aspetti relativi al degrado biologico nel caso di alcuni monumenti faentini


Stone heritage objects located outdoor can be a suitable substrate for the growth of organisms and microorganisms belonging to different systematic groups and their development can assume forms and sizes which cause even serious damages to the substrates. Regarding these general considerations, Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza has tackled some years ago the important issue related to the conservations of outdoor ceramics. Faenza is renowned for the different typologies of ceramic artifacts located outdoor such as architectural decorations, memorial tablets, sculptures, devotional and toponymic plaques. Therefore, some remarkable stone objects were chosen to make them an appropriate test-bed for the study of biological damage and for the definition of a protocol for planned maintenance and possible conservative operations.


I beni culturali costituiti da materiali lapidei e situati all’aperto possono diventare substrato per la crescita di organismi e microrganismi appartenenti a diversi gruppi sistematici ed il loro sviluppo può assumere forme ed estensioni che provocano alterazioni anche gravi al substrato. Tenendo conto di queste considerazioni generali, il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza ha voluto affrontare alcuni anni fa l’argomento della conservazione delle ceramiche situate all’aperto. E’ ben noto che Faenza è arricchita nel suo centro storico da un’ampia varietà di tipologie di manufatti ceramici: ornamenti architettonici, lapidi e iscrizioni, targhe devozionali, targhe toponomastiche e sculture. Sono state quindi scelte alcune opere che potessero diventare un “buon banco di prova” per lo studio del degrado biologico e per la conseguente definizione di un protocollo di manutenzione e di eventuali interventi conservativi.